07.05.09
Conferenza alla Phillips Collection
William Congdon An American Anomaly
An Action Painter Rediscovered: Italy and Back Again
A conversation with Fred Licht
Washington DC - Giovedì 7 maggio 2009 si è tenuta presso il Carriage House Studio, il centro che la Phillips Collection adibisce ad eventi e conferenze, una conversazione con Fred Licht organizzata dalla William G. Congdon Foundation in collaborazione con il Crossroads Cultural Center di Washington.
L’evento, intitolato “William Congdon An American Anomaly. An Action Painter Rediscovered: Italy and Back Again”, aveva il compito di introdurre ed inaugurare la temporanea esposizione monografica di due quadri di William Congdon di proprietà della Phillips Collection: Palaces, 2 (Venice) del 1950; e Venice, 2 (Canal Boat) del 1954. Tra il folto pubblico convenuto erano presenti anche il fratello dell’artista Theodore (Ted) Congdon in compagnia della moglie Eleanor (Elie) Congdon, visibilmente emozionati.
In apertura di conferenza, il moderatore Michael Patrick architetto e visiting lecturer della Catholic University of America di Washington DC, ha presentato il relatore Fred Licht, la William G. Congdon Foundation e il Crossroads Cultural Center di Washington, lasciando quindi la parola alla direttrice della Phillips Collection, Dorothy Kosinski
Nel suo breve intervento, la direttrice Dorothy Kosinski ha esposto l’impostazione e lo scopo del Center for the Study of Modern Art che è quello di favorire simposi e conferenze, in collaborazione con l’Università dell’Illinois, puntando sulla maggiore flessibilità di uno spazio dedicato agli incontri rispetto all’impostazione del museo. Inoltre ha manifestato il suo particolare orientamento e interesse per la riscoperta di artisti che, per diversi motivi, sono rimasti ai margini del mercato dell’arte. Un’ottica in cui ben si colloca William Congdon, che negli anni cinquanta esponeva in America opere considerate molto valide (lo stesso collezionista Duncan Phillips acquistò i due quadri su citati, in occasione di una mostra di William Congdon e Nicolas De Stael nel 1952 il primo, e nel 1955 il secondo), per poi essere dimenticato per decenni e addirittura dato per morto dal mondo dell’arte americano. Dorothy Kosinski ha quindi concluso il suo intervento esprimendo il suo vivo apprezzamento per l’opportunità offerta dalla William G. Congdon Foundation di riscoprire un autore di indubbio valore e di grande originalità.
La parola è quindi stata offerta all’Amministratore Delegato della William G. Congdon Foundation Giorgio Gandolfi, per un breve intervento sugli scopi della fondazione. Con l’occasione l’arch. Gandolfi ha spiegato che è intenzione della fondazione favorire la riscoperta del pittore William Congdon e promuovere la conoscenza e lo studio dell’arte. Obiettivi che si traducono fattivamente nell’organizzazione di mostre, convegni, conferenze e nella pubblicazione di libri e filmati, in uno spirito di appassionata ricerca e di proficua collaborazione.
L’intervento del prof. Fred Licht ha inteso tracciare un ritratto di William Congdon a partire da alcune “anomalie” del suo percorso personale e artistico rispetto ad altri action painters della sua generazione. In primo luogo, a differenza di altri, William Congdon non aveva ricevuto un’educazione artistica formale: i suoi maestri, Henry Hensche per la pittura e George Demetrios per la scultura, non erano infatti tra i più completi e rinomati. Il secondo aspetto peculiare e “anomalo” del pittore William Congdon fu che a partire dell’esperienza vissuta come conducente di ambulanza dell'American Field Service durante Seconda Guerra Mondiale, che lo portò attraverso la sofferenza umana fino al culmine col soccorso prestato ai superstiti del campo di concentramento di Bergen Belsen, l’Europa cominciò gradualmente a rappresentare per il pittore una nuova forte polarità sia artistica sia, successivamente, personale e di vita. E proprio la forte impronta europea nella vita e nell’opera del pittore americano rappresenta la seconda importante anomalia da prendere in considerazione.
Vi è però un terzo aspetto da considerare riguardo alla particolare ispirazione di William Congdon, e cioè che ben presto, alla morte dei suoi genitori, egli poté godere di una rendita cospicua che gli permise non solo di effettuare molti viaggi che furono occasione di nuove riflessioni e nuove opere, ma anche di svincolare la produzione artistica da esigenze materiali per legarla esclusivamente alla sua ricerca personale e spirituale.
Infine, a differenza di altri action painters americani, William Congdon non si è mai completamente separato dall’oggetto dipinto e non è mai diventato un pittore completamente astratto. Nell’opera di William Congdon lo sguardo dell’artista non preclude la presenza dell’oggetto, anzi ne scruta l’essenza più profonda: presagi di morte e decadenza che però, in opere successive, lasciano intravedere la via della redenzione.
Il prof. Licht ha quindi ripercorso la carriera artistica di William Congdon a partire dagli schizzi di guerra, passando per le opere dedicate a New York, dove la città è rappresentata in modo cupo e negativo nonostante la presenza del sole. Anche Venezia, che il pittore amava particolarmente, nasconde decadenza e perdizione e al colore oro degli edifici fanno da contraltare sfondi scuri e linee tormentate. Il periodo della conversione (dopo il 1959) rappresenta un momento di ricerca stilistica e spirituale che si estrinseca nel soggetto religioso e nei soggetti ispirati dai suoi viaggi in America Latina e India. Nell’ultimo ventennio della sua vita William Congdon approda alla pacatezza stilistica, cromatica e formale del periodo denominato della bassa milanese
A conclusione dell’intervento, Fred Licht ha risposto alle domande del pubblico per un momento di dibattito e di confronto. Di seguito, il pubblico ha potuto ammirare i due quadri di proprietà della Phillips Collection esposti nel salone d’ingresso del museo.
Il prof. Rodolfo Balzarotti si è reso disponibile per illustrare nel dettaglio le caratteristiche delle due opere.
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